An American Caddie in St. Andrews (recensione)

An American Caddie in St. AndrewsChi vive solo di golf, spesso sogna di giocare sull'Old Course di St. Andrews. I sogni di Oliver Horovitz, studente ad Harvard, sono ampi ed avventurosi, al punto di includere anche una travolgente esperienza da caddie sullo storico percorso. Non è facile giocare a St. Andrews e non è facile essere accettati come caddie. Tuttavia Oliver ce la fa, ogni estate parte da New York per raggiungere il mitico tempio del golf, che ha la più alta concetrazione di pub pro-capite in UK.

Lo spaccato di vita che emerge da un mondo così diverso è raccontato in modo appassionante e con coinvolgente ironia, da chi ha avuto collaborazioni redazionali importanti (Golf Digest, Sport Illustrated) e ha un legame profondo con il golf.

La casta dei caddie ha una Social Structure rigida e complessa, detta "Mafia Family" (non è un posto sicuro per i newcomers… occorre capire bene gli elementi chiave…). Oliver ha dovuto dimostrare che il suo impegno era serio. Anno dopo anno fa progressi, viene promosso "full caddie", poi ancora una conquista quando il suo badge da "trainee caddie" diventa "official caddie" (…occorre essere raccomandati 70 volte + 80 volte).
Dunque, è come se avesse trascorso 11 mesi consecutivi a St. Andrews, un periodo vissuto intensamente e legato ad esperienze indimenticabili. Impara a conoscere il campo ed i turisti golfisti (45.000 visitatori, tra cui Americani, Inglesi, Giapponesi, Canadesi, Spagnoli, Francesi, Tedeschi). Molti ricchi, a volte, avari (guardano se dopo lo shot, il tee è rotto), ma tutti chiedono dove si trova il famoso Swilcan Bridge.

L'autore smentisce credenze consolidatesi erroneamente, come quella sulla buca 11, noto per essere il più difficile Par 3 al mondo. Ma il birdie di un hcp30 obbliga a riconsiderare le leggende popolari nate sulle buche di St. Andrews.
Oliver fa il caddie per i vip, incontrando le proette LPGA e Rory McIlroy. Gioca perfino partite memorabili, riuscendo a ripetere shot simili a quelli di Watson, quando raggiunse il green con il ferro 5, calcolando scientificamente il rimbalzo sul muro. Eppure, l'autore alla fine si rende conto, con inevitabile amarezza, che per lui questo lavoro non può essere per sempre.
Il libro, che intreccia avvenimenti esilaranti e vicende personali (le visite allo zio che abitava a 400 metri dal tee della buca 1, il matrimonio degli amici coetanei), è assolutamente da leggere !

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