Il nuovo rivale di Google è in Cina e si chiama "Baidu"

Quando a Gennaio, dopo gli attacchi hacker ai server statunitensi, Google chiuse il portale cinese, il colosso di Mountain View ha in effetti abbandonato il più grande mercato Internet, con 400 milioni di utenti. E, anche se continua a raccogliere pubblicità (www.google.cn è diretto sulla versione www.google.hk, con caratteri cinesi semplificati e destinati agli utenti di Hong Kong), le mutate dinamiche competitive stanno favorendo proprio il motore di ricerca Baidu.
La public company, con l'headquarter a Pechino, fu fondata nel 2000 da Robin Li ed Eric Xu, che registrarono Baidu.com Inc. nelle Cayman Islands. Con la mission della "ricerca persistente dell'ideale", il maggior rivale di Google applica i principi dell'Internet Search Industry, territorio scoperto di recente, come se questi appartenessero ad un'arte invece che ad una scienza. Il nome stesso, che significa "cento volte", deriva da una poesia di 800 anni fa, che descrive la ricerca di un amore nella confusione e tra mille ostacoli.
Baidu si è affermato in pochi anni (primo sito consultato in Cina e ottavo nella classifica mondiale, secondo Alexa), grazie soprattutto alla capacità di trovare in Rete i file multimediali dai formati speciali (come MP3 e SWF), usati per la musica. Inoltre, alle query giornaliere delle persone, il motore di ricerca ha imparato a rispondere con informazioni rapide ed aggiornate. Infatti, indicizza periodicamente milioni di pagine web, ottimizza di continuo i propri algoritmi ed il sistema di pubblicità, collegato alle parole chiave specificate dall'utente. Poi, sa come individuare e localizzare gli interessi degli internauti, cui propone suggerimenti commerciali mirati e strutturati secondo il modello Pay for Performance (P4P). Baidu, prima compagnia cinese ad essere quotata nel mercato borsistico Nasdaq (2007), però, non è solamente un search engine, ma è un vero e proprio portale che offre una varietà di prodotti e di servizi, sia agli utenti finali sia al mercato business.
Ad esempio, la company è riuscita ad arricchire la sua principale funzione fino a trasformarla in una potente search experience, tramite l'erogazione del servizio fonetico, molto cliccato. Gli stranieri, con poca dimestichezza della lingua cinese, ne sono naturalmente i primi fruitori, poiché hanno la possibilità di effettuare le query digitando, al posto degli ideogrammi, le corrispondenti lettere dell'alfabeto inglese.
Così, come avevano previsto gli analisti, mentre il traffico di Google sta ormai gradualmente diminuendo insieme ai ricavi pubblicitari, il competitor orientale ha quasi triplicato il proprio utile netto del primo trimestre ($70.4 milioni, pari ad un incremento del 165.3%, rispetto al corrispondente periodo del 2009). Gli eccezionali profitti derivano dal 64% di ricerche su Internet, che ora convergono prevalentemente sul leader cinese, superando le stime, anche le più ottimistiche, degli investitori.
Baidu, che dunque predomina in ambito nazionale, ha un preciso piano espansionistico. In particolare, intende potenziare il settore di Ricerca e Sviluppo, finalizzato a migliorare l'attuale tecnologia, ed investire ingenti risorse nelle infrastrutture, per supportare l'aumento del traffico. Poi, con attività di formazione esterna, ambisce ad aumentare la propria notorietà presso i singoli utenti e le aziende locali, cui trasmette i benefici derivanti dall'utilizzo del motore di ricerca.
Dopo quello asiatico, Baidu sembra intenzionato a conquistare anche il mercato internazionale. A partire dal Giappone, dove già ha localizzato il proprio sito (www.baidu.jp), cui, forse, presto aggiungerà anche la versione inglese del servizio. Restano da individuare ancora alcuni aspetti del futuro scenario. Quale sarà il primo Paese della new economy ad ospitare l'emergente player ? Baidu quali strategie adotterà per conquistare la fiducia degli internauti ? Con quali iniziative Google ne arginerà l'inevitabile sviluppo mondiale ?
Nel villaggio globale, le ipotesi sono tante e tutte possibili, ma è difficile immaginare la fine prossima del monopolio di Google, che dal 1998 ha sempre dimostrato una spiccata capacità di rinnovare creativamente la propria piattaforma.

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